Live in London

I giorni prima del concerto

Io sono arrivato a Londra qualche giorno prima della Band. Ero ospitato da Paula e Kai, due miei cari amici che ringrazio per l’ospitalità e mille altre cose. A dire il vero Paula è spagnola e Kai finlandese: un esempio di tipica coppia londinese del 21esimo secolo. Ho rivisto vecchi amici, mi sono affogato di cibo cinese, indiano e giapponese e sono andato a vedere il locale dove avremmo suonato il sabato successivo. Prendo il Time out e vedo che dovevamo competere con Meat-loaf. Lui era il grande evento musicale del week-end. Ma non mi perdo d’animo e confido su qualcuno dei dieci milioni di abitanti di Londra che non andrà a vedere il simpatico grassone texano e le altre ottomila gig (si dice così concerto in Inghilterra) che di solito ci sono nella capitale nei week-end.

Il venerdì arriva la band con tanto di grupies a seguito. Nell’ordine: Bisio (è partito come roadie e si è rivelato essere lo sponsor del gruppo: oh Bisio hai dei soldi?) Canna e la Susi (le forze dell’ordine), Paride e Nicoletta che in realtà sono venuti a vedere Le cinque du soleil e mentre che c’erano ci hanno incluso nel pacchetto. Grandi. C’era anche un groupie VIP, una rappresentanza italo-irlandese: Umberto Bisi noto showman, imitatore ma soprattutto cantante dei Plesure Love e Les Irlandis, con prosperosa finanzata, Linda. Inoltre, Burghy aveva a seguito lo zoccolo duro della sua famiglia, nell’ordine: un paio di fratelli, un paio di genitori e una ragazza, la sua: il generale Scaglioni. Ovviamente tutti questi coraggiosi amici si erano incrociati sugli aerei più economici e preoccupanti trasformando la breve crociera in gita scolastica.

Ma veniamo alla Band. Aldo Burghy Borgatti ha riempito un aereo di familiari ed è partito da Bologna mentre Gianni, Alex, Fabio e Bisio sono partiti da Forlì il Venerdì mattina. Primo inghippo all’aeroporto romagnolo. Pochi minuti prima dell’imbarco Gianni Rocker Ferrari viene chiamato per microfono e invitato a raggiungere l’ufficio di Polizia dell’aeroporto. Il chitarrista si dirige dai militari con sospetto e timore che si sono poi dimostrati giustificati. Il mite finalese veniva accusato di essere un bombarolo. Infatti nella sua valigia erano stati trovati dei congegni elettronici estremamente sospetti: due distorsori. Gianni ha dovuto smontarli davanti alle forze dell’ordine per dimostrare la sua innocenza.

Finalmente l’aereo decolla e molto ingenuamente Bisio estrae dalla sua borsa un sacchetto pieno di cioccolatini. Alex ne prende dieci, Fabio lo sequestra prontamente e passa nel corridoio ad offrire cioccolatini passeggeri dell’aereo. Le hostess accolgono con simpatia il nobile gesto del bassista e annunciano per microfono in due lingue che i passeggeri possono approfittare del fuori programma. Ovviamente Fabio non si lascia sfuggire l’occasione e si avvicina alle giovani dipendenti della Ryan air. Missione compiuta: strappa un numero di telefono e un annuncio ufficiale in Inglese e in Italiano che citava piu o meno così: Ladies and gentlemen we are proud to announce that John Strada’s band is on board. They’ll be playing tomorrow in London at the O’neil’s pub music room in Euston Road. Mi hanno detto che è stata un’emozione molto forte. Per la cronaca sei ragazzi che erano sull’aereo sono venuti al concerto. Grazie.

Finalmente la band ed io, armati di strumenti, pesantissimi piatti UFIP, valige e tanto entusiasmo, ci riuniamo storicamente in Piccadilly Street, davanti al Ritz hotel.

Aldo fotografava ed io ero in ritardo :-)

Il caso vuole che proprio in quel momento vengano consegnati dei Fly-case con vari strumenti. Probabilmente per Meat-loaf e la sua band. Loro stavano al Ritz. Orgogliosi delle nostre umili origini, ignoriamo tutto ciò ci dirigiamo con decisione verso Brixton dove siamo ospitati nell’appartamento del mio mate Paul Garcia. A dire il vero facciamo uno stop-over al Pret a Manger che dirige Paul dove consumiamo un ottimo pasto offerto dal nostro nuovo mecenate, vediamo Di Cagno e finalmente andiamo a Brixton.

Paul è un mio amico da più di dieci anni. E’ nato a Londra ma è di fiere origini spagnole. Ci accoglie nella sua casa con entusiasmo, ci mette a disposizione un numero imprecisato di birre e torna a lavorare. Lo incontreremo più tardi.

Ci prepariamo per il pomeriggio e la serata londinese. L’entusiasmo è alle stelle. C’era un feeling speciale. Avete presente quando si dorme fuori di casa con gli amici per la prima volta? Sei convinto che ti possa capitare di tutto. Inoltre noi avevamo una missione da portare a termine. Dovevamo dimostrare agli inglesi che anche gli spaghetti eaters sanno fare del buon Rock’n'roll. Ci incamminiamo con orgoglio verso la stazione della metropolitana di Brixton. Sapevamo di essere nalla terra celebrata dai Clash. Ci sentivamo invincibili e intoniamo London calling. Le strade erano nostre. Più che una band ci sentivamo una gang. Avremmo potuto cominciare una rivoluzione da un momento all’altro, quando, proprio sul primo ritornello di London calling, Fabio impreca qualcosa di irripetibile a voce altissima. Rovina decisamente il coro. Ci voltiamo con preoccupazione mista a rabbia, la canzone stava venendo benissimo. Vediamo il povero Munchen Due gocce pulirsi animosamente la fronte e la manica destra della giacca mentre con la testa rivolta verso l’alto urlava cose bruttissime verso un dispettoso volatile. Ridiamo a più non posso e saliamo sul treno per il centro.

Ci rifugiamo subito Shakespeare’ head pub di Carnaby street. Che delusione, Carnaby street peggiora sempre. La strada che ha celebrato la Swinging London negli anni 60 e il Punk nei 70 si è ridotta ad un semi-centro commerciale, mah. Ci dirigiamo poi al Pret di Paul a Green Park. Lì ci raggiungono anche Paride e Nicoletta Poco dopo si unisce a noi anche un londoner doc. Il mitico Lauro ex O’ Cardigan. Lauro era il chitarrista del celeberrimi Lino ei Mistoterital, gruppo prominente di Bologna negli anni 80, inizio 90. E’ un mio lontano parente e in Italia abitiamo a 100 metri di distanza. Ora è una delle figure di spicco dell’ Hard Rock Cafè. Non è un manager, è un eroe. Proprio così, è stato insignito del titolo di Eroe dell’ Hard Rock Cafè e Best Hard Rock cafè person in the world, year 2002. E’ un fotografo visionario che ha girato mezzo mondo e ora sta trovando se stesso studiando arte e lavorando nel prestigioso ristorante rock di Londra.

Questo è Lauro. Vi assicuro che non assume sostanze allucinogene.Ve l’ho detto, è un visionario.

Calano le prime ombre della sera e noi ci rifugiamo al Comedy Pub in una stradina a pochi metri da Leicester square. Li ci raggiungono anche Brigitte, la germanica ragazza di Lauro, Kai, e molto dopo, col suo solito ma sempre clamoroso ritardo, Paula.

Dopo un paio d’ore di Pub abbiamo lo stomaco pieno di Guinnes, ma la nostra italica fame non è soddisfatta dal solo luppolo. Così dopo varie trattative sul tipo di cibo da affrontare optiamo per un “rassicurante” cinese e ci dirigiamo verso Soho. Piove, strano. Attraversiamo parte di Leicester square e all’altezza del Prince Charles cinema ci buttiamo in Lisle Street dove ci sono decine di ristoranti orientali. Quello dove volevamo andare noi è l’unico dalla parte destra della strada. Non ne ricordo il nome. E’ quello rosa con vetrina semicircolare di fronte al Hing Loom. Io e Lauro ci andavamo sempre quando anch’io abitavo a Londra. Lo chiamavamo il working class chinese restaurant. La qualità del cibo è ottima, i prezzi bassi e la pulizia…, si dicevo che i prezzi sono bassi. Comunque era pieno. Noi eravamo in 12 e altre persone dovevano raggiungerci, era un po’ difficile trovare posto. Non molliamo. Pioveva. Risaliamo Lisle Street e ci buttiamo in Wardour Street. Si, proprio la via che ospitava il Marquee, mitico club londinese dove hanno cominciato gli Stones, gli Who, gli Zeppelin e tantissimi altri mitici gruppi inglesi (negli anni 90 lo hanno trasferito in Charring Cross road e qualche anno fa l’hanno chiuso definitivamente, accidenti). Ci fiondiamo nel primo ristorante che troviamo. Non solo hanno posto, ma ci sistemano nel basement in una saletta privata tutta per noi. Ci sediamo, ordiniamo. Squilla il mio telefono. Sono i fantastici Canna e Susi.

Canna e Susi al concerto

Sono arrivati a Leicester square. Li vado a prendere. Mi alzo, faccio le scale esco. Piove. Risalgo Wardour street. Attraverso tutta Leicester square e li vado a prendere davanti all’Hippodrom. Ci abbracciamo con entusiasmo e tanta fame. Tagliamo i convenevoli e torniamo al ristorante.

Nel frattempo ci aveva raggiunto anche il prezioso Simon. Più avanti capirete il perché di questo aggettivo. Simon è un ex Punk. Cioè, è ancora un punk ma diciamo che ora non è più manifesto. Si insomma ha abbandonato le spille e i capelli minacciosi, ma continua ad essere un punk anche se in disguise. Negli anni 90 era il chitarrista di un’ottima band londinese chiamata The Heaves (omonimi della più recente band scandinava). Hanno fatto un paio di dischi. Sono anche andati in tour in America. Ora suona il basso e la tastiera in un paio di gruppi e trova anche il tempo di insegnare inglese all’università di Greenwich. E’ proprio lì che ci siamo conosciuti. Io insegnavo Italiano e dividevamo lo stesso ufficio. Mi ricordo di averlo conosciuto pochi giorni dopo che avevo visto il concerto degli Status Quo alla Wembley Arena. Gli avevo detto che mi era piaciuto e lui non me l’ha mai perdonato. Nonostante ciò siamo diventati ottimi amici.

Intanto l’intima saletta cinese si era trasformata in una festa internazionale con intrattenimenti di vario tipo e svariate attività. C’erano due Inglesi, una spagnola, un finlandese, un polacco, una tedesca cinque di XII Morelli, due di Finale Emilia, una di Bologna, uno di Pieve e uno di Cento. Tuttavia, almeno due cose ci facevano sentire fratelli: i crampi allo stomaco e le conversazioni a voce altissima. Urlavano perfino gli Inglesi.

Finalmente arriva la Crispy Duck with pancakes. Era bellissima. Emanava un profumo fragrante e cristallino. Ne afferro una grande quantità e la metto nel piatto. Suona il mio telefono. Sono Umberto e Linda.

Umberto e Linda che aumentano i fatturati della Guinness

Mi chiedono di andarli a prendere davanti all’Hippodromme. Vado. Esco. Piove. Corro. Sincero entusiasmo e felicità di vederli, convenevoli ridotti all’osso. Quell’osso che temevo fosse l’unica cosa che avrei trovato della Crispy Duck al mio ritorno nel ristorante. Fortunatamente mi sbagliavo. Aggiungiamo un altro tavolo e continuiamo l’allegro banchetto orientale. Birra e cibo compaiono e scompaiono a grande velocità sul tavolo. Suona ancora il mio cellulare. Aldo e il Generale Scaglioni. Vado, piove, mi bagno ancora e torno con loro. Ormai la saletta orientale era soverchiata dai cori da stadio e il cameriere cinese ci aveva rinunciato e si era messo a bere birra insieme a noi.

Senza nascondere un po’ di agitazione Simon mi comunica che sono le dieci e Quaranta. Noooo. Panico. A Londra, alle undici chiudono i pub e se volevamo bere l’ultimo drink dovevamo affrettarci a pagare e uscire. Paghiamo frettolosamente e andiamo nel pub di fronte al ristorante, il Waxi’s little sister. E’ pieno, non ci prendono dentro. Stessa sorte per l’ O’neils’s. finalmente troviamo un pub che ci accetta. Mancavano cinque minuti alle undici. Beviamo Guinness. Conosciamo un po’ di gente che invitiamo al concerto. Asciughiamo velocemente la birra e pochi minuti dopo ci troviamo di nuovo per le vie della città. Siamo stati in giro per Londra fino a tarda notte e poi con i Night buses siamo tornati a casa con in testa il concerto del giorno dopo.

Cliccando il link sotto si vede una piccola parte del concerto: Personal Jesus
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